Meno CdA e più servizi di qualità. Meno consulenze e più lavoratori. Tra i principali punti del programma della candidata alla carica di sindaca di Salerno Elisabetta Barone ci sono lavoro e società partecipate. Proprio in queste viene delocalizzata una parte importante delle risorse finanziare dell’ente. Di qui l’idea alternativa di “Semplice Salerno” che si fonda su un piano di accorpamenti e fusioni per risparmiare ed avere meno oneri di gestione amministrativa e più disponibilità per gli investimenti.
“Attualmente le società partecipate appaiono come un sistema di scatole cinesi” dichiara Elisabetta Barone secondo la quale è necessaria una gestione attenta per evitare che importanti risorse pubbliche vengano ancora drenate senza un reale vantaggio per la collettività.
“A Salerno Pulita, ad esempio, paghiamo più di 16mila euro l’anno per la raccolta deiezioni canine, ma chi deve farlo non si vede in giro. Dopo un lungo processo, sono riuscita ad ottenere che fossero istallati i cestini per le deiezioni. Sono stati consegnati, non in tutta la città, ma a macchia di leopardo. Se io non chiamo per dire che i cestini sono pieni, questi non vengono svuotati. È un servizio che va reso perché si pagano le tasse e, poiché paghiamo le tasse più alte d’Italia, abbiamo diritto ad avere in cambio servizi di qualità” dichiara Barone. “Inoltre, siccome abbiamo ceduto più del 50% delle quote, SEV Iren decide senza di noi, perché non è nostra. Ma quando qualche anno fa SEV Iren ha deciso di assorbire una società di energia dell’avellinese che era in default di 30milioni di euro, quei 30 milioni di deficit, per il 42%, sono ricaduti sull’ente. E, infine, si sono inventati una super società partecipata che è la Sistemi Salerno – Holding Reti e Servizi S.p.A., una scatola cinese che raccoglie tutte le partecipate che serve per coordinare il lavoro delle società. Ma poiché sono al 100% del Comune, abbiamo davvero bisogno di un coordinamento? Il coordinamento lo fa l’ente. Un Consiglio di Amministrazione è necessario nelle società private dove il CdA dà l’indirizzo politico. Visto che le società partecipate al 100% dal Comune ricevo l’indirizzo politico dell’ente, ci chiediamo che senso abbia avere un Consiglio di Amministrazione se non duplicare decisioni che sono già state prese dall’ente. Non c’è bisogno di avere una nuova società, se non per avere un presidente da pagare e un consiglio di amministrazione da pagare” conclude Barone.

